RMG – Visita del Papa in Azerbaigian. I Salesiani si preparano

(ANS – Roma) – Nel prossimo autunno il Papa visiterà Azerbaigian e Georgia, seconda parte di un viaggio nel Caucaso che avrà inizio in Armenia a giugno. La notizia è stata resa nota all’inizio di aprile e per la piccola comunità cattolica azera già rappresenta motivo di profonda felicità. Abbiamo chiesto un commento al Prefetto Apostolico di Baku, capitale dell’Azerbaigian, il salesiano mons. Vladimir Fekete.

di Gian Francesco Romano

Come ha appreso questa notizia?

L’ho saputo mentre ero a Bratislava, in Slovacchia, per il Capitolo della mia Ispettoria. È stata una grande gioia! Ho subito chiamato i miei confratelli a Baku, confermandogli quello che speravamo già da Pasqua, quando il Nunzio Apostolico, mons. Marek Solczyński, ci aveva preannunciato che erano in corso dei colloqui in Vaticano per questo.

Avevate invitato voi il Papa o è stata una sua iniziativa?

Il primo a muoversi, l’anno scorso, è stato il Presidente azero, Ilham Aliyev, quando andò in visita ufficiale in Vaticano; in quell’occasione invitò il Papa, non solo in modo formale. Anche in Armenia, l’anno scorso, a motivo del centenario del genocidio, desideravano una visita del Papa, ma lui stesso propose l’anno successivo. Quindi è intervenuto anche il Nunzio nei colloqui, suggerendo un viaggio in questi tre paesi del Caucaso nel 2016.

Quale prevede sarà il significato più profondo di questo viaggio?

Vorrei ripartire dal 2002, quando l’Azerbaigian ricevette per la prima volta un Papa, Giovanni Paolo II. Fu una grande grazia per noi, eravamo presenti nel paese da appena 2 anni e da quella visita discesero ottimi frutti, che stiamo ancora raccogliendo. Solo per citarne due, il riconoscimento della Chiesa Cattolica come Chiesa tradizionalmente presente sul territorio e poi il dono di un terreno da parte del Presidente su cui erigere una nuova chiesa, in sostituzione di quella distrutta all’epoca di Stalin.

Oggi, dopo 14 anni, in questo paese a grande maggioranza musulmana torna un Pontefice. È un grande incoraggiamento per la nostra piccola presenza cattolica ed anche per tutta la popolazione azera, che può essere presa ad esempio di integrazione, accoglienza, tolleranza… Questa visita del Papa potrà rafforzare anche l’iniziativa dello Stato a perseguire questo spirito di rispetto nelle differenze e ad accreditare il ruolo della Chiesa in tal senso.

Inoltre, potrà contribuire a rafforzare le forze diplomatiche e pacifiche nell’ambito delle tensioni ancora esistenti nella regione.

Vi state già preparando per quest’avvenimento?

L’annuncio è stato dato sabato 9 aprile e già domenica 10 mi ha chiamato il Nunzio, chiedendomi di preparare una bozza del programma. Nella nostra comunità salesiana – 6 sacerdoti, 3 coadiutori e un giovane azero in formazione diaconale – è rappresentato tutto il clero presente nel paese… Poi ci sono solo le Missionarie della Carità, molto attive con gli anziani e gli ultimi della società, e dall’anno scorso anche due Figlie di Maria Ausiliatrice, in vista di aprire la loro presenza a Baku. Siamo pochi, ma intendiamo accogliere al meglio Papa Francesco e, se lo vorrà, noi Salesiani potremo ospitarlo nella nostra casa!

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