Messico – Don Novoa Leyva sulla carovana di migranti che sta raggiungendo Tijuana: “Sono persone in situazione speciale”

(ANS – Tijuana) – Il salesiano messicano don Agustín Novoa Leyva è il responsabile del “Progetto Salesiano Tijuana”. In quest’intervista ci offre una visione priva di alcun tipo di pregiudizio sull’arrivo e sull’accoglienza della carovana di migranti che sta raggiungendo in queste ore il confine tra Messico e Stati Uniti. Per ricordare che i migranti sono, prima di tutto, persone.

Lei è responsabile di un centro d’accoglienza?

Sì, esattamente, sono il Direttore del Rifugio Salesiano di Tijuana e abbiamo un centro ordinario e abbiamo potuto aprirne altri rifugi d’emergenza. Come sapete, questo fenomeno della carovana è stato molto speciale: circa 500 persone sono già arrivate e vogliamo offrire loro un servizio dignitoso. Ma questo fenomeno ha le sue caratteristiche, in questo gruppo che è arrivato ci sono circa 300 persone che sono volute restare sulla spiaggia.

Qual è la loro intenzione nel fermarsi là?

Il primo motivo è che non vogliono separarsi e a Tijuana non c'è un singolo centro in grado di accogliere 500 persone; piuttosto, ce ne sono circa 30 diffusi, e lì sulla spiaggia vengono comunque dati loro cibo, coperte e sacchi a pelo. Il problema è che il freddo aumenta, e soprattutto i bambini sono quelli che lo soffrono di più. Stiamo praticamente implorando i genitori a venire nei rifugi.

Nei prossimi giorni questi 500 migranti diventeranno forse migliaia. Come vi stato preparando, c’è la capacità di accogliere tutte queste persone?

Stiamo facendo tutto il possibile, dato che dal momento in cui queste persone sono entrate in Messico abbiamo iniziato ad avere incontri con il Consiglio Comunale per i Migranti, per cercare di prepararci. Ma in queste situazioni è molto difficile prevedere tutto, poiché a differenza delle altre città che erano di passaggio, qui il percorso della carovana verso gli Stati Uniti non può procedere oltre prima di 3 mesi, secondo le ultime leggi USA.

Per quanti giorni avete scorte a sufficienza per questi migranti che si stanno radunando sul confine tra Messico e Stati Uniti?

Non saprei dirlo con precisione, ma le istituzioni e la Chiesa hanno lanciato un appello alla solidarietà e nel nostro caso ogni giorno offriamo oltre 800 colazioni a persone in situazioni di strada e a migranti. In questo caso, tuttavia, dovremmo offrire tutti e tre i pasti giornalieri. Qualche tempo fa abbiamo avuto una situazione simile con l’arrivo massiccio di Haitiani e grazie a Dio non ci sono mancate le scorte.

Quanti Haitiani ci sono ancora a Tijuana?

Sono circa 3.000 quelli che sono rimasti, stanno regolarizzando la loro situazione e si sono integrati bene nella città.

Come riuscirete a servire questi due gruppi di persone di cui ha parlato in precedenza, quelli che sono in situazione di strada, e questo nuovo gruppo che arriva?

Stamattina abbiamo già offerto circa 1200 colazioni e ci stiamo preparando a continuare a quel ritmo. Abbiamo già circa 200 volontari, abbiamo rifornimenti per circa quattro settimane e abbiamo chiesto aiuto alle istituzioni per continuare i nostri servizi. Stiamo chiedendo un qualsiasi tipo di aiuto da parte del governo, ma non l’hanno mai fatto prima e penso che sarà lo stesso ora.

Quali sono secondo lei gli scenari possibili per questo fenomeno: le persone rimarranno, se ne andranno...?

Ogni fenomeno è molto vario, questo ha la caratteristica di apparire molto virulento, dato il modo in cui sono arrivati. Le ambasciate del Guatemala e dell’Honduras hanno offerto la possibilità di ottenere certificati di nascita e documenti ufficiali che consentirebbero ai migranti di fare qualche lavoro, e in questo modo la città e le aziende potrebbero aiutare in qualche modo, come è già stato fatto con gli Haitiani.

È ben noto che gli Stati Uniti hanno rafforzato le misure di sicurezza ...

È molto evidente, hanno chiuso i punti di accesso e le postazioni di transito sono state militarizzate; inoltre, adesso, oltre al personale di frontiera ci sono molti militari.

C’è chi afferma che i migranti hanno avuto problemi con la polizia e che hanno causato violenze. Che esperienza avete con le persone che vengono al vostro centro d’accoglienza?

C'è di tutto, non mi piace generalizzare dicendo che è una carovana di malfattori. I migranti sono persone in una situazione speciale, forse vivono le loro crisi e noi non capiamo le loro reazioni; ci sono persone che quando sono arrivate al confine volevano scalare il muro e ci sono state situazioni di tensione. Lo stesso vale per i rifugi, ci sono quelli che appena le autorità se ne vanno anche loro lasciano i centri, e noi non possiamo certo trattenere le persone con la forza.

Cosa ne pensa del fatto che da quando questa carovana di migranti è arrivata in Messico ha incontrato molti messaggi di disprezzo dagli stessi Messicani, anche se questi chiedono rispetto per sé quando emigrano negli Stati Uniti?

Sì, è dolorosa questa situazione di disprezzo, poiché prima di tutto sono persone, e sappiamo che il nostro è un Paese di emigranti. Dicevo delle 800 colazioni che offriamo quotidianamente: vengono date ai migranti che sfortunatamente sono stati deportati dagli Stati Uniti e che restano soli per strada qui a Tijuana.

Tijuana è una città che da sempre accoglie le persone; spero che non cambi in questo caso.

Fonte: Notisistema

InfoANS

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