E LA STELLA SI FERMÒ SU UNA SEDIA A ROTELLE
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08 Febbraio 2024

Il Messaggio del Rettor Maggiore, Cardinale Ángel Fernández Artime

Incontri nel giorno dell’Epifania con persone stupende dal cuore buono e una fede luminosa

Carissimi amici, insieme al mio affettuoso saluto vi porgo i migliori auguri per il nuovo anno 2024 che abbiamo da poco inaugurato. Spero sinceramente che sia un anno pieno di presenza di Dio nella nostra vita e ricco di benedizioni.

Ho l’abitudine, quando mi è possibile, di scrivere questo saluto condividendo qualcosa che ho vissuto e che mi ha colpito per un motivo o per l’altro. Ebbene, il giorno dell’Epifania del Signore, mi trovavo nella mia città natale, a Luanco, nelle Asturie. In quel magnifico angolo di terra, respiravo piacevolmente il contatto con le mie radici e con il mare e la natura che mi hanno visto nascere e crescere, oltre che con i miei compaesani. Quel giorno sono andato a celebrare l’Eucaristia. Il parroco del paese mi aveva gentilmente concesso questo privilegio, mentre lui si recava in un’altra delle parrocchie a lui affidate. Così abbiamo potuto celebrare questa solennità in più comunità cristiane.

Ebbene, quello che voglio dirvi è che è stata una mattinata in cui il Signore ha preparato per me degli incontri inaspettati in cui, venendo a conoscenza della situazione di alcune persone, il mio cuore si è riempito della certezza di come il Signore consola e conforta anche quando il dolore, la malattia o la limitazione si sono insediati in alcune vite.

Ho iniziato la mia giornata, prima di celebrare l’Eucaristia, facendo visita a una persona anziana che per molti anni è stata medico del mio paese. Era un grande medico di famiglia e un credente. Tra l’altro, era stato studente salesiano a Salamanca. Per anni e anni è stato uno dei personaggi di cui mi parlavano i miei genitori quando andavano dal medico.

Ebbene, in questa visita familiare che gli feci, rispondendo all’invito di sua figlia, incontrai un uomo di fede che mi disse che come medico poteva dare solo una parte del molto che aveva ricevuto da Dio e che ora, con una pesante malattia, chiedeva solo al buon Dio di prepararlo all’Incontro con Lui. Tale era la sua convinzione e la sua pace che andai a celebrare l’Eucaristia avendo già ricevuto la mia dose di "parola buona all’orecchio".

Nelle mani di Dio

E all’Eucaristia ho incontrato, come in altre occasioni, un giovane di una trentina di anni che, a causa di un incidente, è da anni su una sedia a rotelle. Anche in sedia a rotelle è andato con sua madre in India per entrare in contatto con i più poveri tra i poveri. E il mio giovane amico mi colpisce per la serenità, il sorriso e la gioia con cui vive nel suo cuore; la stessa gioia con cui partecipa all’Eucaristia quotidiana e con cui riceve il Signore. E questo giovane amico avrebbe sicuramente tutto per lamentarsi della "sua sfortuna", o peggio ancora: potrebbe dare la colpa a Dio, come tendiamo a fare quando qualcosa ha la meglio su di noi. Invece no, lui vive semplicemente senza piangersi addosso ed è grato per il dono della vita anche su una sedia a rotelle. Alla fine delle celebrazioni, quando lo vedo, ci salutiamo sempre e le sue parole sono sempre parole di ringraziamento, ma sono piuttosto io che dovrei ringraziarlo per la grande testimonianza di vita e di fede nel Signore della vita che dà a tutti noi.

Ecco quanto è stato bello e suggestivo il mio giorno dell’Epifania quando, uscendo dalla chiesa, una coppia di mezza età mi ha salutato e mi ha fatto gli auguri per il nuovo anno. Anche loro con volti gioiosi; ho visto più gioia e serenità nel marito (malato di cancro) che nella sua amata moglie (che soffriva per lui). Ma entrambi mi hanno parlato della loro certezza di dover vivere questo momento e la malattia fidandosi e abbandonandosi a Dio.

Fede di madre

Infine, tra tutti i saluti me ne è sfuggito un ultimo. Una mamma anziana che, presentandosi, mi ha ricordato che qualche anno fa aveva perso uno dei suoi figli, morto di malattia, e che attualmente era malata di cancro. Mi ha chiesto di tenerla presente davanti al Signore. Le ho chiesto come si sentiva e mi ha detto che soffriva, ma era molto confortata dalla fede. Vi assicuro che non avevo parole da dire, perché l’emozione che ho provato durante la mattinata e le testimonianze di vita che mi sono arrivate e che mi hanno travolto sono state così intense.

E non potevo non promettere le mie preghiere a ciascuno, e l’ho fatto, e allo stesso tempo mi sono resa conto, ancora una volta e in modo più forte, di come il Signore continui a fare grandi cose negli umili, nelle persone più colpite dalle situazioni della vita, in coloro che sentono che solo Lui è veramente consolazione e aiuto.

E tutto questo mi sembra così importante che non posso tenerlo per me. Sembrerebbe addirittura che non sia qualcosa di cui scrivere, forse perché non è di moda, forse perché oggi si parla di altre cose, ma io mi ribello a tutto ciò che mi impedisce di condividere e testimoniare ciò che è importante, profondo e di speranza nella nostra vita.

E non so perché, ma ho l’intuizione che molti lettori si sentiranno in sintonia con quello che racconto e con quello che io stesso ho vissuto, perché quello vi racconto, avvenuto in una mattina dell’Epifania in un piccolo paese vicino al mare, non accade solo lì. In altre parole, fa parte della nostra condizione umana e in essa il Signore è sempre al nostro fianco, se glielo permettiamo.

Vi auguro ogni bene, cari amici. E continuiamo a credere che in ogni momento, anche in quelli più difficili, abbiamo motivo di sperare. 

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