di José Carlos Martínez
Il processo che la Chiesa Cattolica aveva avviato con il “dialogo nazionale” ha raggiunto un punto morto, quando le rappresentanze di alcuni settori, in particolare il governo, hanno rifiutato di affrontare la questione della democratizzazione del Paese.
Oggi le strade sono diventate un campo di battaglia tra paramilitari e polizia contro i civili che continuano a manifestare pacificamente.
La tensione aumenta e questo influenza lo sviluppo delle normali attività sociali. I blocchi per le strade – definiti “tranques” – continuano ad essere l’unica via d’uscita dalla situazione attuale, le marce continuano a mostrare la voce di un popolo che non si fermerà finché la giustizia e la pace non saranno ritornate.
Foto e video sulle reti sociali descrivono la realtà in cui vive attualmente il Nicaragua. Il mondo intero e la comunità internazionale hanno una visione di come procede la situazione tesa e difficile della popolazione nicaraguense.
A Masaya si sta vivendo una delle situazioni più difficili. Domenica 3 giugno, nel centro della città, un nuovo scontro tra forze dell’ordine e forze di governo contro i manifestanti ha provocato la morte di cinque persone, come confermato dall’Associazione per i Diritti Umani del Nicaragua (ANPDH).
Gli ospedali hanno l’ordine di non curare le persone ferite nelle manifestazioni, per questo l’Istituto Don Bosco ha aperto le sue porte e, con l’aiuto di medici, volontari e persone di buon cuore, provvede alle necessità di chi ha bisogno di cure. Le attività educative della scuola restano sospese, mentre i Salesiani continuano ad offrire fede e speranza ad un popolo che invoca a gran voce la pace.
Da parte loro, il Centro Don Bosco di Managua e l’Istituto Don Bosco di Granada proseguono il loro lavoro abituale, con alcune normali misure di sicurezza e sempre attente all’evolversi della situazione.