Il Santo Padre ha lodato i percorsi formativi all’avanguardia, così come l’alta qualità delle metodologie, delle esperienze di laboratorio e le possibilità didattiche offerte, ma ha sottolineato soprattutto la dimensione più profonda dell’educazione offerta: “Cosa ancora più importante, la vostra proposta formativa è integrale, perché oltre alla qualità degli strumenti e della didattica, riservate una cura e un’attenzione speciali soprattutto verso i giovani che si trovano ai margini della vita sociale ed ecclesiale”.
Per questo subito dopo il Papa ha speso parole di ringraziamento: “Grazie per quello che fate; grazie ai formatori che si dedicano con passione ai giovani”.
Quindi il Santo Padre ha offerto tre riflessioni su altrettante parole che caratterizzano l’impegno della Formazione Professionale.
Sui giovani, “colmi di talenti e potenzialità”, ma anche “particolarmente vulnerabili”, il Papa ha annotato le molte sfide che essi devono affrontare: chi deve emigrare, chi si deve accontentare di contratti precari e sottopagati, chi vive nell’insoddisfazione professionale… “Dinanzi a queste e ad altre situazioni simili, tutti noi dobbiamo prendere consapevolezza di una cosa: l’abbandono educativo e formativo è una tragedia! Sentite bene, è una tragedia!”
Per questo ha auspicato “un ricambio generazionale dove le competenze di chi è in uscita siano al servizio di chi entra nel mercato del lavoro”, con gli adulti in grado di condividere “i sogni e i desideri dei giovani” e di introdurli, sostenerli e incoraggiarli “senza giudicarli”. Una precisazione su cui il Papa si è soffermato, ricordando a chi “spende in questo campo” il proprio essere cristiano la necessità di abbracciare il prossimo nella sua interezza e con le sue ferite: “Abbiate cura di quelli che non hanno avuto opportunità o che provengono da situazioni sociali svantaggiate. Non tutti hanno ricevuto il supporto indispensabile della famiglia e della comunità cristiana e noi siamo chiamati a farcene carico”.
Il Papa ha ragionato poi sul tema della formazione: in un mondo di continue e complesse trasformazioni, con i rischi opposti della “tecnocrazia” e della “tecnofobia”, Francesco indica la strada di investire risorse ed energie in una formazione “continua, creativa e sempre aggiornata”, accompagnata dall’impegno a dare riconoscimento e dignità a quei lavori manuali troppo spesso poco valutati. E nell’ottica di offrire una buona formazione professionale, “antidoto alla dispersione scolastica”, il Pontefice ha offerto anche due poli di riferimento: le famiglie e le imprese.
Infine, il Santo Padre ha affrontato il tema della professione. A pochi giorni dalla Festa del Lavoro e di San Giuseppe Lavoratore, egli ha osservato come “la professione ci definisce”, e che “il lavoro è un aspetto fondamentale della nostra vita e della nostra vocazione”. Rinnegando la concezione che degrada il lavoro a mera fonte di guadagno, il Papa ha citato la sua Christus Vivit (273) per ricordare: “Quando uno scopre che Dio lo chiama a qualcosa, che è fatto per questo – può essere l’infermieristica, la falegnameria, la comunicazione, l’ingegneria, l’insegnamento, l’arte o qualsiasi altro lavoro – allora sarà capace di far sbocciare le sue migliori capacità di sacrificio, generosità e dedizione. Sapere che non si fanno le cose tanto per farle, ma con un significato, […] fa sì che queste attività offrano al proprio cuore un’esperienza speciale di pienezza”.
Da qui, ha messo in luce il Papa, deriva l’importanza di “sviluppare percorsi di formazione al servizio della crescita integrale della persona”.